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Articolo / SEIKOLOGY

Progetto De-Frank: come restaurare un Seiko Pogue e riportarlo allo splendore originale – Parte 1. A cura di Andrea Luddi.

seiko pogue project

Il 2019 è stato l’anno del cinquantesimo anniversario della nascita dei primi cronografi automatici realizzati nel 1969 da diverse Maison orologiere di spicco. Nel corso degli anni si è discusso tanto su quale Maison e quale calibro potessero effettivamente fregiarsi di tale primato, ma questo è un discorso che merita un approfondimento dedicato. In concomitanza con gli sviluppi delle aziende svizzere, anche Seiko progettava e sviluppava un proprio cronografo automatico, il calibro 6139. Il calibro 6139 fu sicuramente il primo calibro cronografico automatico integrato, e non modulare, con smistamento verticale della cronografia tramite ruota a colonna e magic lever, soluzioni tecniche brevettate da Seiko. Si tratta di un calibro Diashock con 21,600 a/h, con 17 o 21 Jewels (varianti tra i mercati di riferimento), 45 ore di riserva di carica, indicatore di giorno e data b-lingua, con quick set, e un contatore cronografico da 30 minuti ad ore 6. Questo calibro rimase in produzione per una decade ed equipaggiò diversi modelli della famiglia 6139, tra i quali i 6139600X. Quest’ultima referenza si vanta anche di un altro primato, ovvero quello di essere il primo cronografo automatico ad andare nello spazio (in modo non ufficiale) nel novembre del 1973 al polso del colonello W. Pogue durante la missione spaziale SkyLab 4. Il 2019 è stato anche l’anno di nascita di SEIKOLOGY, e durante il primo incontro ufficiale mi sono imbattuto in un esemplare di 6139 che aveva evidente bisogno di qualche cura. A causa degli indiscutibili primati, tecnici e temporali, di cui gode, ma anche per il magnifico design che lo colloca tra i miei orologi preferiti in assoluto, non ho potuto fare a meno che propormi come “consulente” per portarne avanti il recupero! Ecco a voi il SEIKO 6139 – 6002 del nostro amico Fausto.

Il paziente: un SEIKO 6139 – 6002

Si tratta di un 61396002 blu, destinato al mercato europeo, con quadrante “R”, “AUTOMATIC” e NON PROOF/RESIST, datato marzo 1976. Fa parte dell’ultima configurazione della famiglia 6139600X e di serie montava un bracciale tapered H-Link. Già ad un primo sguardo è facile intuire la non coerenza cromatica della ghiera interna girevole, tipica del quadrante oro, e l’eccessiva taglia della corona ad ore 3. Anche la cassa, famosa per angoli e superfici con tagli “netti”, appare “ammorbidita” da una lucidatura eseguita da mani di sicuro non esperte. Analizzando meglio l’esemplare in questione ho inoltre scoperto la mancanza di un elemento piccolo ma essenziale; l’anello di plastica che rende solidale il quadrante al movimento. Assenza, quest’ultima, che permette al quadrante di compiere pericolosissime oscillazioni all’interno della cassa e affida al set sfere il faticoso compito di tenere in posizione quest’ultimo. Qui di seguito uno spaccato del 6139 dal quale si può osservare l’anello di cui parliamo.

Spaccato del SEIKO 6139.

Anche la ghiera interna, di natura girevole, appare “bloccata” da un escamotage a dir poco creativo (la deformazione ad-hoc del canotto della tiges), ma non avrebbe, comunque, potuto ruotare a causa della mancanza nella tiges stessa di un’apposita ruota dentata, specificamente progettata per aderire alla dentatura della ghiera. Di seguito la Tiges:

Vista dal fondo cassa.

Qui sotto i tre accostamenti cromatici del 6139600X:

La gamma dei SEIKO 6139 – 600X. Fonte: Google.

Il progetto di recupero o meglio di De-Frank, così come è stato ribattezzato, inizia con una perizia del 6139 che ha portato ad individuare le seguenti parti da sostituire:

  • Cassa
  • Ghiera interna originale e del colore corretto
  • Corona, tiges e ruota dentata
  • Anello di fissaggio quadrante

Fin qui tutto bene, è facile individuare la parti aftermarket, ma ora è necessario procedere al recupero di quelle originali, cosa non facile vista la carenza di pezzi di ricambio per questo crono così famoso. Se per recuperare una cassa in buone condizioni e l’anello di fissaggio è bastato inviare solo qualche messaggio, più complesso e costoso è stato invece scovare un gruppo tiges e corona originale e una ghiera in buone condizioni, per ottenere le quali ho dovuto mettere in gioco tutto il mio network di conoscenze! Ecco qui sotto le foto delle parti che siamo riusciti a reperire, tutte originali:

Le operazioni ora consistono nell’estrazione del movimento, del vetro hardlex e della ghiera esterna dalla vecchia cassa e il successivo assemblaggio nella nuova sede. 

Tre SEIKO Pogue originali ed il Pogue di Fausto, il primo da destra.

Restate sintonizzati, il secondo capitolo di questo divertente ed originale progetto è in corso.

Andrea Luddi – SEIKOLOGY

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